Mi chiamo Giulia, ho diciannove anni e studio psicologia a Padova. Vivo in un monolocale vicino all'università, mangio pasta al sugo almeno sei sere su sette, e il mio miglior amico si chiama Davide ed è il mio coinquilino di fatto, anche se non ufficiale. La vita da fuori sede è quella che è: soldi contati, notti in bianco prima degli esami, e quella sensazione costante di essere sul filo, sempre a un passo dal finire i soldi prima della fine del mese.
L’altra sera ero a casa da sola. Davide era tornato dai suoi per il weekend, e io avevo un mucchio di appunti da studiare per l'esame di statistica. Odio la statistica. Non la capisco. Mi sembra una lingua aliena. Dopo tre ore di formule e curve gaussiane, avevo il cervello in fiamme. Ho chiuso il libro, ho preso il telefono, e ho iniziato a scrollare senza meta.
Un video su TikTok mi ha catturata. Era una ragazza della mia età, rideva e mostrava lo schermo del telefono. Diceva: "Ragazze, ho pagato la sessione d'esame con questo giochino. Non ci credevo neanche io." C'era un link in descrizione. Di solito non clicco ste cose, ma quella sera ero troppo stanca per essere intelligente.
Ho cliccato.
La pagina mi ha chiesto di scaricare un'app. Ci ho pensato un secondo: "Se è un virus, pace. Tanto il telefono è già mezzo rotto." Ho premuto download. L'installazione è durata meno di un minuto. Ho aperto l'app e mi sono trovata davanti a una schermata pulita, colorata, con un sacco di pulsanti che non capivo. Ma era intuitiva. Semplice. Non dovevo nemmeno usare il browser, era tutto lì. Insomma, avevo appena installato la vavada casino app senza neanche rendermene conto.
Mi sono registrata in due minuti. Email, nome utente, password. Zero problemi. L'app funzionava liscia come l'olio. Poi ho guardato il portafoglio: sulla mia carta c'erano quarantasette euro. Il fondo per la spesa della settimana. Ne ho spostati dieci.
"Dieci euro," ho detto ad alta voce. "Se li perdo, mangio riso in bianco per tre giorni. Amen."
Non avevo mai giocato d'azzardo. Mai. Nemmeno una gratta e vinci. Ma ero così stanca e frustrata che non mi importava più di niente. Ho scelto una slot a caso, con un tema da favola. Un castello, un drago, una principessa. Roba un po' infantile, ma carina. Puntate bassissime, dieci centesimi.
Ho iniziato a giocare.
I primi minuti sono stati ipnotici. I rulli che girano, la musichetta allegra, le luci. Perdevo piano, ma non mi importava. Era come guardare un acquario. Il cervello si spegneva. Dopo dieci minuti avevo sette euro. "Ok," ho pensato. "Buttati."
Poi, all'improvviso, lo schermo ha iniziato a tremare.
Una luce viola, intensa. La musica è diventata epica, tipo colonna sonora di un film. Il drago sullo schermo ha sputato fuoco. I rulli si sono fermati. Tre simboli uguali, tutti dorati. Il conto è passato da sette euro a quarantatré.
Quarantatré euro.
Ho lasciato il telefono sul tavolo. Ho guardato il libro di statistica. Ho guardato di nuovo il telefono. Ho pensato: "Ritira tutto. Subito." Invece ho continuato. Non so perché. Forse perché volevo vedere se era stato solo un caso. Ho giocato per altri dieci minuti, sempre con puntate basse. Il saldo è salito a sessantuno, poi è sceso a cinquantadue, poi è risalito a ottantanove.
A quel punto ho premuto pausa. Ho inspirato. Ho espirato. Ho incassato.
Ottantotto euro netti, per la precisione. Considerando i dieci che avevo caricato, avevo guadagnato settantotto euro in mezz'ora. Mentre avrei dovuto studiare statistica.
Non ci credevo. Ho controllato il saldo della carta. Era lì. Tutto vero. Ho spostato tutto sul conto principale, ho chiuso l'app, e ho ripreso il libro. Non ho studiato un granché, quella sera. Ma sorridevo.
Il giorno dopo, mentre ero in biblioteca, ho aperto di nuovo la vavada casino app. Volevo vedere se era stato solo culo. Ho ricaricato altri dieci euro. Ho giocato quindici minuti. Ho vinto dodici euro e ho incassato. Niente di che. Ma la sensazione era diversa: non avevo paura. Sapevo che potevo fermarmi.
Nei giorni successivi ho usato l'app altre tre volte. Una volta ho perso tutto, due volte ho vinto piccole cifre. Non ho mai più avuto un colpo come quella prima sera. Ma non mi aspettavo niente.
Alla fine del mese, ho sommato le vincite. Centoquarantadue euro. Con quelli ho fatto una cosa semplice. Ho comprato i libri per l'esame successivo – quelli usati, ma in buono stato – e ho pagato la quota per un corso di recupero di statistica. Quello che mi serviva da mesi, ma che non avevo mai avuto i soldi per fare.
Il corso era noioso. Il prof parlava come un robot. Ma ho passato l'esame. Ventotto. Un voto che non avrei mai immaginato.
Quando ho visto il risultato sullo schermo, ho pensato a quella sera. Alla stanchezza, al libro chiuso, al drago che sputava fuoco. Alla vavada casino app che mi aveva regalato quarantatré euro dal nulla. Non è stata la fortuna a farmi passare l'esame. È stato il corso. Ma il corso l'ho pagato con quei soldi. E quei soldi sono arrivati quando non avevo niente.
Ora ogni tanto apro l'app. Gioco dieci minuti, una volta a settimana. Carico sempre dieci euro, mai di più. Qualche volta vinco una cena, qualche volta perdo un caffè. Non importa. Perché io so che la fortuna vera non è il colpo grosso. È avere la testa per fermarti quando sei in tempo.
Davide, il mio coinquilino, non sa niente. Non gliel'ho mai detto. Lui è il tipo che ti direbbe "stai attenta" anche se hai vinto un milione. Ma forse un giorno glielo racconterò. Gli dirò che a diciannove anni, in un monolocale di Padova, con la statistica che mi odiava, un drago su uno schermo mi ha dato la spinta per non mollare.
Non è una storia epica. Ma è la mia. E ogni volta che apro quella app, sorrido. Perché mi ricorda che anche le cose piccole possono cambiarti la giornata. E a volte, una giornata è abbastanza.